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AV Bologna Firenze una storia lunga mezz’ora
Milano, febbraio 2009
Accompagnare il lettore in un viaggio nello spazio e nel tempo di una delle più grandi opere ingegneristiche del nostro Paese, dove lo spazio sono i 79 km dell’Alta Velocità Bologna-Firenze e il tempo sono da un lato gli anni impiegati per realizzarli e dall’altro quello di percorrenza: ridotto ad appena 30 minuti. È questo l’obiettivo di “AV Bologna Firenze, una storia lunga mezz’ora”, elegante e denso volume di testi e immagini edito dalla Casa Editrice la fiaccola per la firma e la passione di Federico Gervaso, ingegnere, 36 anni in cantiere come direttore tecnico o ad di società di costruzioni, oggi tra gli inviati di Le Strade e docente al Politecnico di Milano. Con lui Michele Pantaleo, ingegnere di Tecnimont, la squadra di Le Strade e tutti coloro i quali, dopo aver compiuto l’opera, hanno anche dato una mano a raccontarla: dal presidente del CAVET Carlo Silva ai tecnici, fino alle maestranze di un maxicantiere compiuto sotto il segno del contractor Fiat e del Consorzio CAVET (Impregilo, CMC, Tecnimont e CRCPL). Questa coralità, ben orchestrata da Gervaso, si presenta come uno dei punti di forza del volume, che è spettacolare album dei ricordi e insieme racconto ingegneristico di prima scelta scritto sempre, tuttavia, con un linguaggio pienamente comprensibile, che è curiosità storica e insieme saggio urbanistico, come nel capitolo sulla città transappenninica, quella “Bologna-Firenze” che a opere ultimate sarà collegata in mezz’ora contro le cinque ore che ci volevano per “passare” gli Appennini ai tempi della Porrettana e l’ora toccata dalla Direttissima. Protagonisti assoluti del volume sono i due paesaggi: il sottosuolo e la superficie. Il primo è una catena di 15 gallerie che lasciano uno spazio quasi nullo alla luce: un lampo, letteralmente, nei 62 metri superati a 300 all’ora sul Rio dei Cani. Il secondo è il mondo appenninico suggestivo e intatto, proprio per la scelta di realizzare l’opera in sotterranea. Il resto sono macchine, impianti, procedure di sicurezza, assistenza e tutela ambientale. Tutto pensato e fatto in grande, tutto proporzionato a questa opera magna a cui il lavoro curato da Gervaso rende doveroso omaggio.
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